Protagonisti di una storia d’amore travagliata, Silvana Mangano e Dino De Laurentiis vennero definiti dalla stampa dell’epoca “la coppia reale del cinema italiano”: attrice e produttore cinematografico, erano sempre presenti sugli schermi del cinema degli anni ’50 e ’60
“Nel 1947 al Caffè dello sport che sorgeva in via Taranto, nel quartiere San Giovanni a Roma, conobbi Silvana” – raccontò una volta Mastroianni. “Lei abitava in via Mirandola e io in via San Remo, quindi ci incontravamo spesso in quel bar. Io avevo ventitré anni e lei diciassette, era una bellissima ragazza, piena di temperamento, spesso veniva a prendermi in ufficio e tornavamo a casa insieme: un amore giovanile, pieno di romanticismo. Ricordo che in autobus tutti si giravano per guardarla e io ero molto geloso e ne soffrivo. Poi, un giorno, non venne all’appuntamento. La cercai,ma inutilmente: venni a sapere che era partita per girare ‘Riso amaro’. Io ho sofferto moltissimo perché le volevo molto bene”.
Questa vicenda raccontata da Enrico Luccherini, il più famoso dei press agent del nostro cinema a Mattia Pagnini, autore di un’inchiesta sulle molestie nel cinema su “Tv sorrisi e canzoni”, svela una delle pagine più tristi e romantiche del nostro cinema. De Laurentiis quando seppe che la giovane attrice da lui scritturata per il film sulle mondine, era fidanzata con un giovanotto sconosciuto che aveva fatto a mala pena la comparsa al cinema, la obbligò a lasciarlo. “Quella sì che fu una cosa orribile” dice ancora Enrico Lucherini riferendosi alla scandalo Weinstein esploso a Hollywood nel 2017.
Silvana Mangano non raccontò mai il vero motivo che l’aveva costretta a rinunciare all’amore per Marcello Mastroianni.
In apertura il matrimonio Dino De Laurentiis e Silvana Mangano, celebrato nel 1949
Silvana Mangano, un mito che non tramonta mai
La prima vera diva del neorealismo italiano, Silvana Mangano, nasce a Roma il 21 aprile 1930 e già a 16 anni, grazie a un fisico statuario e sensuale, unito a un’aria sessualmente imbronciata, vince il premio Miss Lazio e probabilmente, se avesse partecipato a quello più prestigioso di Miss Italia, le sue chance di vittoria sarebbero state molto alte. Purtroppo i ferrei principi di suo padre, siciliano di radicate tradizioni, non le danno la possibilità di raggiungere Stresa, sede della celebre manifestazione annuale sulla bellezza italiana. Il cinema, però, non se la fa sfuggire e le offre piccole parti come nel film “Elisir d’amore”, 1946 di Mario Costa, prima di offrirle un ruolo importante nel 1948 in “Riso amaro” di Giuseppe De Sanctis. Come si sa, sul set incontra Dino De Laurentiis, all’epoca giovane promessa della casa di produzione del film: la Lux. Lei è invaghita del giovane collega Marcello Mastroianni, ma poi preferisce il dinamico Dino dall’avvenire luminoso.
I due si sposano l’anno seguente e saranno definiti dai paparazzi che li inseguono costantemente “la Coppia reale del cinema italiano”. Mangano è la protagonista di tante le stagioni della grande cinematografia e soprattutto del ‘neorealismo rosa’ con “Anna” (1951) di Alberto Lattuada e “Mambo” (1954) di Robert Rossen. Ancora nel ’54 gira un episodio dell’antologia “L’oro di Napoli” dove interpreta un personaggio sofferente, una ex prostituta umiliata da un matrimonio fittizio per mano dallo sposo al fine di tener fede a un voto. La Mangano lentamente si sta trasformando sul grande schermo in un’attrice di straordinario mestiere. “L’ex bomba erotica – scrive Ugo Casiraghi su “l’Unità” del 17 dicembre 1989 – ora smagrita e in un certo senso raffinata e sensibilizzata, comincia a rivelarsi una creatura diversamente umana. Insomma, dall’improbabile e plastica mondina del fulmineo esordio sta sbocciando a poco a poco (“La diga sul pacifico”, “La grande guerra”, “Il processo di Verona”), una donna autentica, ambigua, e perfino tragica quando Lizzani le assegna nel ’62 il ruolo di Edda Ciano. Nasce un’attrice vera nonostante quel suo fare riottoso, quel suo distacco, anzi quel disdegno che esprime la sua bocca imbronciata. Dalla ragazza in fiore, che si buttava con altrettanta vitalità nel rock’n’roll e nella lettura dei fumetti, nasce l’elegante e compassata signora del cinema italiano”.
La commedia all’italiana poi la rende popolarissima agli spettatori. In compagnia di Alberto Sordi gira i film più belli: “Ulisse” (1954) di Mario Camerini, il già citato “La grande guerra” (1959) di Mario Monicelli, “Crimen” (1960) ancora di Camerini, “La mia signora” (1964), pellicola a episodi firmati da Bolognini, Comencini e Brass. La Mangano ama molto il cinema anche se non in maniera invasiva. “lo lo devo prendere a piccole sorsate – afferma – altrimenti mi annoio e poi per anni non lo faccio”.
Musa ispiratrice di Pier Paolo Pasolini (“Teorema”, “Le streghe”, “Edipo re”) e Luchino Visconti (“Morte a Venezia”, “Ludwig”, “Gruppo di famiglia in un interno”), muore in una clinica di Madrid il 16 dicembre 1989, a soli 59 anni, stroncata da un cancro. Da tempo aveva lasciato il cinema per seguire la famiglia nella trasferta americana, dove anche la figlia Raffaella è diventata produttrice. Di lei Pasolini ha scritto: “Non mi era difficile contemplare tutti questi aspetti della tua natura – puntualità, senso del dovere, lealtà – mentre lavoravamo insieme, nel Marocco, a Roma, a Milano. Ed è tutto questo, strano a dirsi, che produce il mistero della tua bellezza. La tua bellezza amara, che si offre, incombente, come una teofania, uno splendore di perla; mentre in realtà tu sei lontana”.
Calvino sul set di “Riso amaro” di De Santis
Nell’estate del 1948 mentre sulle pagine dell’”Unità” campeggiano le notizie dell’attentato a Togliatti e sull’imminente vittoria di Bartali al giro di Francia, quasi negli stessi giorni, Giuseppe De Santis girava nelle risaie del Vercellese il suo “Riso amaro“. Un film che avrebbe fatto epoca, uno dei successi commerciali più grandi del neorealismo. Su quel set si recò un giovane inviato dell’Unità di Torino: Italo Calvino. “Raf Vallone, al pugno di Vittorio Gassmann* – scrive Calvino – finì per terra e Gassmann gli fu sopra. S’avvinghiarono e si rotolarono nella polvere. Gassmann ha una furia selvaggia e un fisico potente, Vallone ha più abilità ginnastica e più controllo delle sue forze. Se le davano di santa ragione, si strofinavano la faccia nella polvere. Beppe De Santis li fissava senza perdere una mossa arrotolandosi un ciuffo di capelli tra le dita. Siamo tra i pioppi e le risaie di Venezia di Lignana. Poco distante, nelle cascine dell’azienda Ifi, è accampata la troupe della Lux Film che sta girando “Riso amaro”, il film che ha per sfondo la monda del riso nel Vercellese. È notte e si sta girando una delle scene più drammatiche del film…”Riso amaro”, come ha due protagonisti maschili, così ha due protagoniste femminili. Una è americana, Doris Dowling, e molti la ricorderanno in “Giorni perduti”. È un’attrice di grande educazione artistica; viene dal teatro d’avanguardia di Clifford Odets. Si trovava in Italia per turismo quando le fu proposto di fermarsi a girare un film. Forse non prevedeva che in Italia i film si facessero in condizioni così eroiche, accampati tra le risaie per tre mesi, lontani da tutti i confort di Hollywood.
’Ridere è più faticoso che piangere’, mi spiega Silvana Mangano che è alle prime armi, ma sa già i segreti del mestiere, finchè De Santis non decide di sostituire la risata con un contenuto sorriso pieno di amarezza….
Silvana Mangano sarà un delle grandi fortune del film. È romana, ha 18 anni, il viso e i capelli della Venere di Botticelli, ma un’espressione più fiera, dolce e fiera insieme, occhi scuri e capelli biondi, un incarnato terso e limpido, senza ombre né luci, spalle che s’aprono con una dolcezza da cammeo, un busto d’una ardita armonia di linee trionfali e aeree, la vita come uno stelo snello, e un mirabile ritmo di curve piene e d’arti longilinei. Insomma, a farla breve, Silvana Mangano m’ha fatto una grandissima impressione e devo dichiarare che nessuna fotografia può bastare a darne un’idea…”.
“Riso amaro” si può rivedere integralmente su RaiPlay, a questo link.
* In questo pezzo, Calvino scrive il cognome Gassmann con due nn. Non è un refuso: allora Vittorio si faceva chiamare con il suo vero cognome, appunto Gassmann con due nn. In seguito ne aveva eliminata una, diventando per tutti Gassman. Di recente, suo figlio Alessandro ha deciso di tornare a chiamarsi Gassmann, sia nei film sia modificando i suoi documenti.
Dino De Laurentiis, il mercante dei sogni del cinema e il re di Hollywood
Nasce a Torre Annunziata l’8 agosto 1919, ma cresce nelle strade di Napoli e a soli diciassette anni vende quintali di spaghetti prodotti da suo padre. “La prima decisione Dino De Laurentiis – scrive Irene Bignardi su “la Repubblica” 12 novembre 2010 in occasione della scomparsa del produttore – la prese lasciando Torre Annunziata e presentandosi men che ventenne al neonato Centro sperimentale di cinematografia con lo scopo di diventare attore. La seconda, dopo aver lavorato in un paio di film, e dopo essersi guardato nello specchio (e ovviamente non essersi piaciuto), fu quella di spostarsi dietro la macchina da presa. Con quella faccia, per la verità, sarebbe potuto diventare il nostro Edward G. Robinson. Si trasformò invece rapidamente in un produttore cinematografico creativo alla Lux Film, a cui venne presentato da Mario Soldati, e dove venne immediatamente riconosciuto come una fucina inesauribile di idee”.
Del 1940 è il suo primo film “L’ultimo combattimento” e nel ‘48 sul set del film “Riso amaro” conosce Silvana Mangano, la sposa e la lancia nel firmamento cinematografico. Suo compagno di cordata è Carlo Ponti con cui nel ’54 fonda una nuova società. “Guerra e pace”, “La Romana”, “Anni facili”, “Europa ’51” sono i titoli di maggior richiamo che i due soci lanciano sul mercato come anche “La strada” e “Le notti di Cabiria” di Fellini, vincitori di due Oscar. Vengono poi gli anni della Hollywood sul Tevere, grazie a una legge sul cinema voluta da Andreotti, che riconosceva come italiana una produzione cinematografica che aveva almeno il cinquanta per cento di personale italiano.
Dino dopo i successi ottenuti dalla sua nuova creatura Dinocittà, gli stabilimenti cinematografici pontini, nel ‘72 in seguito allo sciagurato decreto voluto dal ministro socialista Corona che porta la percentuale dal cinquanta al 100% (un colpo mortale all’industria cinematografica), lascia l’Italia e si trasferisce a Los Angeles per ricominciare la sua carriera di produttore. Negli anni Settanta il successo arriva con tre pellicole, “Serpico” (1973), “I tre giorni del Condor” (1975) e “King Kong” (1976). Purtroppo nel 1981 il figlio Federico muore in un incidente aereo in Alaska. Una tragedia che mette fine al suo matrimonio con Mangano dopo trentaquattro anni di convivenza.
De Laurentiis è ormai un grande produttore di Hollywood e le sue tre figlie, Veronica, Raffaella e Francesca, proseguiranno la sua carriera. L’11 novembre 2010 all’età di 91 anni Dino De Laurentiis muore nella sua casa di Los Angeles. Tutta la Hollywood che conta gli renderà omaggio.
L’amore complicato e infelice tra Dino e Silvana
La vita accanto al marito non è mai stata facile e felice per la bella e affascinante Mangano, come confessa la primogenita della coppia Veronica De Laurentiis al giornalista Matteo Pagnini. “Per qualche anno penso che mamma sia stata felice. Anche se sinceramente, non ricordo che lei e papà esprimessero mai il loro amore in modo fisico. Né baci né carezze, nulla. Ma poi qualcosa si ruppe… Avevo circa tredici anni, intorno al 1963. Una notte mamma provò a uccidersi ingerendo molti sonniferi. Papà l’aveva trovata in fin di vita e andò nel pallone. Anziché chiamare un medico o una domestica, venne da me, che ero poco più di una bambina. Erano le quattro di notte. Entrò in camera e mi disse: ‘Mamma sta male, non so che cosa fare’. Così andai nella stanza di mia madre e la vidi.. Era distesa sul letto, aveva la bava alla bocca. Sul comodino un flacone di pasticche rovesciato.‘Perché sua madre aveva cercato la morte?’ domando. ‘Non lo so. Non ne abbiamo più parlato. Mai. In casa nostro gli argomenti seri si evitavano…”.
Tra marito e moglie lo cose vanno sempre peggio. “Mi sono convinta – racconta ancora Veronica – che a dividerli ci siano state le infedeltà di mio padre, le scappatelle con qualche attricetta, non so. Così il clima in casa si fece sempre più teso. Mia madre era una donna che sapeva essere molto fredda, distante. Quando lui si avvicinava, magari, per darle un abbraccio, lei lo gelava ‘Che cosa vuole De Laurentiis?’ gli dava del lei per tenerlo a distanza.”
Nel 1971 Silvana Mangano e Marcello Mastroianni si ritrovano sul set di “Scipione detto anche l’Africano” e così dopo tanti anni i due riprendono a parlare. Marcello nel 1950 si era sposato con Flora Carabella, ma pur non avendo mai divorziato, aveva avuto due note love storie con le colleghe Faye Funaway e Catherine Deneuve. Nel frattempo nel 1983 Silvana Mangano e Dino De Laurentiis si separano definitivamente e nell’’88 arriva il divorzio ufficiale.
Nel 1987 la Mangano torna per l’ultima volta su di un set ancora insieme a Mastroianni per il film “Oci Ciornie”. Alla fine delle riprese si sente male e viene ricoverata in clinica. Muore nel 1989 a Madrid, seguita sei anni dopo da Marcello, nel 1996. Nel ’90, alla messa in suffragio dell’attrice, nella chiesa di San Sebastiano Fuori Le Mura a Roma, Dino De Laurentiis brilla per la sua assenza…